LevaTappi - Chiacchiere da (Wine)Bar
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Domenica 6 aprile è stato il turno di ViniVeri. Arrivo all’AreaExp “La Fabbrica” verso le 13:00. E’ una bellissima giornata, c’è già un bel po’ di gente. Mi accredito al desk stampa, prendo catalogo e bicchiere e si parte.

Un saluto a Pierluigi Zampaglione, che ormai mi accoglie ogni volta manco fossi uno di famiglia, e poi una puntata da Cose Coste Piane per un assaggio di uno tra i migliori Prosecco in circolazione e uno scambio di parole, anche per avere qualche segnalazione sugli altri produttori presenti.

Seguendo il consiglio di Loris Follador, inizio l’esplorazione degli stand Francesi.

A ViniVeri 2014 hanno partecipato in tutto 140 vignaioli, tra cui 26 produttori provenienti da Francia, Germania, Austria, Spagna e Ungheria.

L’edizione di quest’anno è dedicata a Emmanuel Giboulot, produttore della Borgogna che rischiava 6 mesi di carcere per essersi rifiutato di utilizzare pesticidi nelle proprie vigne, praticamente assolto dall’udienza che si è svolta a Dijon lunedì 7 aprile. Una multa da 500 euro, un “atto dovuto” che però dimostra una presa di coscienza del giudice e della corte su di una legge sbagliata e ingiusta, o più semplicemente assurda. Per approfondire vi rimando a questo articolo pubblicato da Sorgentedelvino.it.

La presenza dei produttori francesi (ma non solo) appartenenti all’associazione Renaissance de Appellations aveva quindi un valore molto forte.
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Inizio con i due stand a cura del distributore Meteri. Il primo propone gli Chardonnay di Gilles & Catherine Vergé, produttori di Macon (Borgogna), in tre varianti, tutte accomunate da un lungo affinamento sui lieviti e da una lunga maturazione in bottiglia da segnalare sicuramente il Vin de France Vielles Vignes 2009, ottenuto da viti di 128 anni, e il Vin de France La Bulle à Zero, affinato due anni sui lieviti, con permanenza in bottiglia di altri quattro anni, non sboccato e senza solfiti aggiunti. Tanto particolare, un susseguirsi di aromi uno dietro l’altro. Da provare.
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Lo stand successivo, sempre a cura di Meteri, è quello di Domaine Meyer-Fonné, dall’Alsazia: qui, dopo un semplice e gradevolissimo Cremant d’Alsace Extra Brut mi fermo soprattutto sulGrand Cru Kaefferfof 2010 Pinot Gris e il Riesling Reserve 2012. Più secco il primo, con una punta zuccherina il secondo, tutti e due con una spinta sapida e minerale e un’esplosione di frutta. Anche in questo caso, si parla di vigne oltre i 120 anni di età.

E’ il turno di Champagne David Léclapart: L’Apôtre è un 100% Chardonnay, L’Alchimiste è un 100% Pinot Gris, entrambi millesimati 2009, rigorosamente pas dosé. Il primo è ottenuto da un vitigno di quasi 70 anni su suolo argillo-calcareo, fermentato e maturato in barrique. Il secondo fa una macerazione sulle bucce per 24/48 ore e poi fermenta in barrique. Tutto in biodinamica, due Champagne diversi dal solito e di altissimo livello.
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Tra le bollicine francesi segnalo senz’altro il Crémant du Jura Brut (100% Chardonnay) di Domaine Des Marnes Blanches, e il Sève – Blanc de Blancs Dosage 0 2008 (100% Chardonnay) di Olivier Horiot, ma la scelta era davvero ricca.

Incontro la Regina di ViniVeri 2014: Madame Mileine Oosterlinck-Bracke, temporaneamente “abbandonata” dal consorte Eddy.

E’ l’apoteosi dello Chenin Blanc, proposto in diverse versioni fino alle due liquorose. Mileine li racconta uno ad uno, apre bottiglie e riempie calici a ritmo sfrenato, una potenza. Lei e Eddy utilizzano a Domaine de Juchepie il torchio a mano (!), impiegando anche 24 ore per una pressatura completa. Partirei adesso per andarli a trovare nella loro Loira!
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Da qui in poi si verifica una congiunzione al limite del pericoloso: incontro contemporaneamente Gigi Miracol, Maria e Marta della bottiglieria Vineggiando di Firenze, e Omar Moro di Assiria.

E si va, con Gigi che dà i punteggi ai vini facendo roteare le palline da giocoliere - calici, stelle, corone, bottiglie sono roba superata: i voti adesso si danno in PALLE! -, conversazioni sempre più improbabili, un turbine di scambi e segnalazioni del tipo “Sei stato da quello? Vacci!” “Sì ma tu va da quell’altro, imperdibile!”.

Finisco anche io al banco di Nicholaihof Wahau, dove “un certo Gerry” come se niente fosse fa fare una verticale di 6 Riesling dal 2012 al 1995. Omar mi racconterà più tardi alcuni dettagli su questo Gerry, che da quasi 50 anni importa i vini di Nicholaiof: ad esempio che negli anni 60 nella sua enoteca a Cortina fu tra i primi a proporre vini di qualità in mescita, aprendo una bottiglia anche per un solo calice. In sostanza ogni bravo oste d’Italia, da Mauro Lorenzon in poi, è stato influenzato da lui. E meno male!

E gli italiani? Beh, visto che non è così facile incontrare tutti questi produttori stranieri ne ho approfittato.

Al volo, quelli che mi (anzi “ci” visto che ormai ci muovevamo in gruppo) hanno colpito di più.

Guido Laiolo “Reginin” ci viene segnalato per la selezione di Barbera. Tutti interessanti, c’è anche Lo Stravagante, un 100% Barbera metodo classico, ma in realtà quello che ci resta nel cuore è L’Intruso, un Grignolino d’Asti limpido, profumato, dalla beva certamente facile ma non banale.
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Ci ero già passato “in solitaria”, conduco quello che ormai sembra sempre più un gruppo vacanze a ferragosto (manca poco che ci muoviamo in formazione trenino pe-pe-pere-pe-pe) da Cascina Fornace per un assaggio di Roero Arneis 2012 e Roero 2011. Due espressioni di un territorio ben specifico, prodotti da questa piccola azienda agricola (il biglietto da visita recita orgogliosamente “Contadini”), hanno entrambi forza, carattere, grandi profumi. Senza addentrarmi in pistolotti organolettici, diciamo che riescono a trasmettere tutta la fatica, la passione e l’amore per la terra da cui nascono. Il loro sito al momento non funziona, vi rimando a questo link per scoprire un po’ di più su Enrico, Emanuele e il loro lavoro.

Proseguiamo con Colombera & Garella, e i loro Bramaterra DOC 2010 e Coste della Sesia Rosso DOC 2011. Nebbiolo con percentuali di Vespolina e Croatina da vecchie vigne recuperate a Masserano, sulle colline biellesi. Il Bramaterra riposa 24 mesi, il Coste della Sesia 10 mesi, in barrique usate, ma qui a fare la differenza è il terreno, come infatti Carlo Colombera sottolinea esponendone i campioni in bella vista sul banco. Terre da toccare, sentire tra le mani, annusare, e ritrovare nella complessità di questi splendidi vini.
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Ce ne sarebbero tanti altri, dal sempre ottimo Andrea Tirelli allo spettacolare Barolo di Rinaldi, dai profumi della Malvasia e delle Vitovska di Zidarich e di Klinec alla splendida espressione del Montepulciano d’Abruzzo di Praesidium.

Anche ViniVeri è stata una gran bella esperienza, di vini e di persone. Al di là della qualità di ciò che si degusta, è impagabile in questo tipo di manifestazioni il contatto diretto che si può avere con i produttori, almeno quando il flusso di pubblico lo consente.
Mi lascia sempre un po’ perplesso questo clima di rivalità tra diverse fazioni (ViniVeri vs VinNatur in primis) dell’essere indipendente, dell’essere bio, dell’essere “naturale”, per cui ogni volta ci si sente come un figlio di genitori separati che deve decidere se passare le vacanze con la mamma o con il papà.
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Articolo di Stefano Pugliese...

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Come freelance collaboro con diverse agenzie di comunicazione. Appassionato di vino e Sommelier AIS con tendenze eretiche, ho fondato www.levatappi.it per condividere la mia passione, le mie esperienze, e i miei progressi nella conoscenza di questo mondo.

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