LevaTappi - Chiacchiere da (Wine)Bar
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Grazie ai sempre efficientissimi servizi di Trenitalia (buco di 2 ore da Vicenza a Verona…) arrivo tardi a Vinitaly 2015. Sono stanco. Sono pure un po’ già stufo per il viaggio. E i due giorni precedenti a ViniVeri e VinNatur mi hanno un po’ provato.

Dribblo i bagarini, punto dritto alla sala accrediti stampa, mi infilo al collo il mio bel badge… ma una cartella stampa, un catalogo, una sportina… un volantino? Boh, mi accontento della “mappa” – un A4 stampato da qualche toner agonizzante – e mi tuffo in questa grande kermesse. Stavolta kermesse ci sta, dai.

Non c’è nemmeno troppa confusione, il lunedì dello scorso anno mi pareva peggio. Vero anche che non metto piede in nessun padiglione, quindi non so come sia la situazione all’interno. Mi erano persino giunte voci di alcuni stand della Franciacorta coi bodyguard.

Punto dritto a Vinitaly Bio e Vi.Vi.T, riservandomi una parentesi per passare agli stand FIVI.

In realtà quando arrivo al Vinitaly Bio mi prende un po’ di sconforto. C’ero stato anche lo scorso anno, ma me lo ricordavo meno tristolino. Con ‘sti banchetti, le seggioline, tutto bianco e verde… mi sembra di essere ad un raduno di rappresentanti del Folletto.

Ci sono (anche) belle realtà, magari se fossi stato in compagnia e se il mio stomaco fosse stato preso meglio mi sarei fatto qualche tappa ma così proprio non mi ispira.

Oltretutto sto già facendo i conti con una delle cose più irritanti di Vinitaly: la quasi totale impossibilità di comunicare via cellulare, per cui perdo ulteriore tempo a girare come un ebete incerca di “campo” per un paio di telefonate e alla fine tiro giù quattro santi dal calendario e vado diretto al Vi.Vi.T.

Anche quest’anno lo spazio Vi.Vi.T è circoscritto in quello che è un mix tra un recinto e un labirinto per topi da laboratorio. C’è chi lo ha definito “riserva indiana”. Ci sta.

Bando agli indugi: appena varcata la soglia ecco Antonio Cascarano (Camerlengo). Punto a un solo vino, diretto. L’Accamilla 2013. Malvasia di Rapolla con percentuali minori di Santa Sofia e Cinguli, rispettivamente varietà di Fiano e Trebbiano tipiche del Vulture. Il musetto in etichetta è quello di Camilla, Bulldog Inglese che ora scorrazza nello Zoo di Gesù (cit.).
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Trovo Giacomo Miglioranzi di Controvino allo stand di Corrado Dottori (La Distesa). Il suo Terre Silvate l’ho scoperto proprio grazie a Giacomo. Mi intriga Gli Eremi 2013 (Verdicchio) vinificato in legno, e ancor di più il Nur 2013 (Trebbiano, Malvasia Toscana e Verdicchio con 12 giorni di macerazione in tino aperto. Un vino con dei bei contrasti, grassezza e tannicità, frutto e sapidità. Bella lunghezza, con un finale in bocca che mi ricorda una bibita che quando era piccolo faceva molto figo: l’aranciata amara.
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Al di là del fiume. Già incontrati a Vini di Vignaioli, qui ci siamo divertiti a confrontare non soltanto il Saramat Barbera 2013 vinificato in acciaio col Dagamò Barbera 2013 vinificato in anfora, ma anche il Fricandò Albana 2013 in acciaio col Fricandò Albana 2013 in anfora, ultimo esperimento di Danila & compagni. Si parla di anfore toscane da circa 8 hl, non interrate.

Di Marco Sara segnalo senz’altro la promettente Ribolla Gialla 2014 vinificata in cemento e il Friulano 2012 ottenuto da uve per il 30% botritizzate e con 1 anno di affinamento in legno.

Da Selvadolce assaggio il VB1 Vermentino 2012 e il Rucantù Pigato 2010 con 18-24 mesi di sosta sui lieviti. Belle note agrumate, tanta freschezza e una visione di erbe mediterranee e aria di mare. Riviera Ligure in purezza.
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Conoscevo alcuni vini di Paraschos ma non conoscevo Alexis Paraschos. Nonostante il nome di chiara origine greca, stiamo parlando di Collio. Dopo una prova di botte di Ribolla 2013, Alexis mi fa assaggiare il Ponka 2010, blend di Chardonnay 25%, Sauvignon 25%, Friulano 25% e piccole percentuali di Ribolla Gialla, Picolit, Verduzzo e Pinot Bianco.

Passiamo poi al Kai 2009, Friulano  da vigne vecchie con breve macerazione delle bucce (non più di 2 giorni) e 3 anni di affinamento in legno. Assaggio il Not 2009, Pinot Grigio nato dall’assemblaggio (che brutto termine, scusate) di uve per metà vinificate in bianco e per metà macerate per 7-10 giorni, che affina poi per 2 anni in legno vecchio. E termino con l’Amphoreus 2009 (Ribolla Gialla 80%, Chardonnay ed altre uve 30%) vinificato in anfore di terracotta fatte arrivare da Creta (mi par giusto), ed affinato nelle stesse per altri 6 mesi sui propri lieviti. Salto i 2 Merlot, che conosco e  consiglio.

Il tempo stringe, devo fare almeno un salto allo stand FIVI. Il problema è trovarlo. Sulla “mappa” non c’è, informazioni non ne trovo, utilizzare internet manco se ne parla. Al terzo tentativo riesco a prendere uno scampolo di linea per chiamare Luca Ferraro di Bele Casel, che mi dà le indicazioni. Arrivo di volata ma per me è tardissimo e rischio di perdere treno e successivo passaggio auto.

Quello che faccio in tempo a vedere, in ogni caso, mi piace: il gruppo FIVI è davvero ben affiatato, sui vari banchi ci sono bottiglie di diversi produttori, sicuramente meritava una sosta più lunga. Peccato. Saluto al volo Alfio Lovisa, assaggio la Malvasia di Ferlat, con una fitta al cuore saluto il Pipinot e La Nina di La Ganga, il Serious di Villa Job,  lo Chardonnay di Vignai da Duline.
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E, manco fossi Cenerentola al sesto rintocco, trafelato me ne vo…

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Articolo di Stefano Pugliese...

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Come freelance collaboro con diverse agenzie di comunicazione. Appassionato di vino e Sommelier AIS con tendenze eretiche, ho fondato www.levatappi.it per condividere la mia passione, le mie esperienze, e i miei progressi nella conoscenza di questo mondo.