LevaTappi - Chiacchiere da (Wine)Bar
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Sono i primi giorni di gennaio, e  Omar Moro (Assiria Vini Naturali) ed io decidiamo di iniziare il 2016 con una gitarella sui Monti Lessini. Poco più di un anno fa ero stato in quelle zone a trovare Marco Margoni Dalle Ore alla sua tenuta e proprio lui, parlando di agricoltura biodinamica, mi aveva fatto il nome di Masiero. Da allora ho incrociato Gianfranco e Francesca a varie manifestazioni (Sorgente del Vino, ViViT) e ad una giornata di degustazioni da Estro.
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In quella occasione assaggio il loro spumante ancestrale, il Mazèro. Pinot Nero rifermentato aggiungendo mosto di Senese, l’equivalente locale della Bianchetta Trevigiana. Gianfranco mi stava spiegando che era arrivato ad una pressione di 6,5 Bar. Gigi Miracol, sempre al posto giusto al momento giusto, ha prontamente risposto che lui sei bar e mezzo se li fa in mezz’ora. Tanto per restare seri.

Sta di fatto che fino ad allora avevo sempre collegato il nome Masiero al Verdugo, il loro Merlot. Un Signor Merlot, roba che mica si trova tutti i giorni in Italia. Di un rosso impenetrabile, corposo ma non ciccione (si può dire ciccione? No perché con ‘sto politically correct ormai è un casino…), muscolare ma non palestrato, vellutato, ricco di frutto e donatore di un ventaglio di sensazioni che si rivelano man mano che il vino si risveglia nel calice. L’annata 2006, il Verdugo Primo, ha in più una nota caratteristica: qualcosa di affumicato. Ma su questo punto ci torno dopo.
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Siamo arrivati intorno alle 12:30. Siamo andati via alle 23:00 passate. Se ero rimasto colpito da UNA loro novità, nel corso della giornata sono stato colpito almeno un’altra decina di volte.

Il 2015 si è chiuso per i Masiero con una bella svolta: hanno acquisito dei vigneti di 70-100 anni che stavano per venire espiantati dai vecchi proprietari, e questo poco dopo avere ampliato le aree dedicate alla vinificazione e all’affinamento. Un ulteriore stimolo a sperimentare nuove vinificazioni.

Iniziamo con una bottiglia di Mazero ancora da sboccare. Per rimuovere le fecce Gianfranco riempie una scatola coibentata con una specie di neve artificiale che “fabbrica” al momento con una bombola di CO2, e vi inserisce la bottiglia capovolta. Una volta che il collo si è congelato, la sbocca a mano.
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Per agevolare questa operazione Gianfranco ha modificato anche un vecchio frigo da gelataio così da poter predisporre più bottiglie alla volta. Ma queste sono solo alcune delle soluzioni pensate e realizzate in Casa Masiero. Mi cade l’occhio su di un manufatto dai tratti vagamente funerari: è il prototipo di una vasca di fermentazione in marmo di Carrara. Al suo interno c’è della Garganega lasciata con le proprie bucce per 3 mesi. Ma perché il marmo? Perché, spiega Gianfranco, l’alta percentuale di carbonato di calcio dovrebbe eliminare gli ioni radicali sviluppati durante la macerazione, ossidandoli e facendoli precipitare. Già a “ioni radicali” abbasso le mani. Tra qualche mese si vedrà se alla teoria corrisponde la pratica. Sono fiducioso.IMG_0269
Assaggiamo una Garganega macerata 3 mesi dalla vasca di acciaio, freschissima e straordinariamente limpida pur non essendo (come del resto tutti gli altri vini prodotti da Masiero) filtrata, per poi passare all’Urban (70% Merlot,30% Cabernet Sauvignon), e ad un Pinot Nero che promette benissimo e che potrebbe essere pronto per essere imbottigliato ai primi di aprile. Nasce dalle stesse uve finora usate solo per lo spumante, a cui dopo qualche anno si darà per la prima volta la possibilità di esprimersi in rosso. Le viti sono allevate ad alberello, con una resa di meno di mezzo chilo di uva per pianta, per un totale di appena 1500 litri. Roba da prenotarsi le bottiglie fin da ora.
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Ci siamo seduti a tavola e là siamo rimasti per le successive 9 ore. Oltre al vino qua si produce olio, aceto, ma anche farina e di conseguenza pasta e poi ortaggi e salumi, tra cui una spettacolare soppressa vicentina. Ma tra un sorso e una chiacchiera è passato anche del Pata Negra, così per non farsi mancare nulla. Tra le tante bottiglie aperte c’è stata una Garganega del 2008 con 40 giorni di macerazione. E qui Omar riconosce quella stessa nota affumicata tipica del Verdugo Primo. Due vitigni completamente diversi, eppure con questo tratto comune. Magie del terroir?
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Al di là dei vini assaggiati e bevuti, il ricordo che ho conservato di questa giornata è stato il piacere di stare con persone entusiaste, curiose e pronte a mettersi in gioco. L’approccio biodinamico di Gianfranco non è puramente strumentale, ma è parte integrante di una filosofia di vita e di un amore e un rispetto per la terra, la natura e i suoi frutti.

Dopo aver capito a sulla propria pelle gli effetti dei trattamenti chimici sugli organismi viventi si è interessato al biologico, per poi approdare ai primissimi corsi sulla biodinamica organizzati in Piemonte, dove ha conosciuto uno dei pionieri della agricoltura biodinamica in Italia, Stefano Bellotti di Cascina degli Ulivi, e dove ha incontrato Aris Blancardi (Tenuta Selvadolce) con cui qualche anno dopo fonderà Co.Vi.Bio, bel consorzio di vignaioli biodinamici-
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Tutta la famiglia è coinvolta in questi progetti, che non si limitano alla produzione di vino ma che puntano alla massima divulgazione possibile di questo modo di rapportarsi all’ambiente ed al consumatore attraverso il proprio lavoro in vigna ed in cantina.

Non litighiamo mai tra di noi, nemmeno per le questioni più serie. Ma quando si parla di vino, certe battaglie…

Non so, c’è chi dice che non si debbano identificare i vini con le persone che li producono perché si rischia di idealizzare e di perdere obiettività. D’accordo. Se i vini di Masiero già mi piacevano, dopo questa giornata passata con Gianfranco, Francesca, Giulia (figlia) e Mario (cane) mi piacciono ancora di più. È un problema?

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Articolo di Stefano Pugliese...

Dal 2001 scrivo per siti internet e blog (passando per quelle che una volta erano le webzine, le community, ecc ecc). Come freelance collaboro con diverse agenzie di comunicazione. Appassionato di vino e Sommelier AIS con tendenze eretiche, ho fondato www.levatappi.it per condividere la mia passione, le mie esperienze, e i miei progressi nella conoscenza di questo mondo.